Furono queste le parole che la moglie di Ouspensky disse al marito che insinuava dubbi, portava ragioni e si scandalizzava di fronte alla possibilità di continuare a vivere, tutto sommato, alla mercé di quell'uomo sulla cui personalità c'era assai da dubitare. Certo, le idee di Gurdjieff avevano cambiato la loro vita, ma quell'uomo aveva varcato il segno.
La risposta di Sophie Grigorievna a suo marito racchiude in sé l'autodeterminazione occidentale e la devozione orientale. Ouspensky ragiona in termini occidentali, è affascinato dal sistema di Gurdjieff, da "un nuovo modello dell'universo", cioè dall'utopia massima degli idioti come lui, ovvero avere a disposizione un manuale che spieghi esattamente come funziona la vita e quali sono i passi giusti da compiere per farla funzionare bene. Insomma, tipo libretto istruzioni di una lavatrice.
Ma vivere con Gurdjieff significava, oltre ogni significante e oltre ogni metafora, portare attenzione a sé e non nel senso in cui lo intendeva Ouspensky... ma in un senso cui Ouspensky non poteva tollerare... Sua moglie, guardando a Oriente, con la tramontante dignità occidentale di allora, poteva invece farlo.
"Più ti dai importanza e più la verità si allontana.
Sminuisciti, dunque, rimanda la tua anima ai suoi bassifondi, essa non è che una iena affamata.
Un giorno fai il gradasso, un altro giorno il santo eremita, a seconda del tempo.
Finché ti resterà un briciolo dell'assurda vanità che ti spinge ad alzare il tono quando faresti meglio a tacere, mille montagne ghiacciate ti separeranno da Dio.
Resta vanesio, soddisfatto di te e sarai considerato, nel mondo delle anime nude, come un nemico della vita.
Abbatti le pareti della tua prigione e anche nel cuore delle notti più buie sarai vestito di luce.
Il diavolo è in te, sappilo. Non appena dici "io" si fa vivo."
(Abu Bakar)
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