mercoledì 21 luglio 2010

Gurdjieff e il denaro (Il sano peccato di simonia e l'ipocrita virtù della conoscenza gratuita)

[tratto da F.Ponzetta, "Esoterismo e dintorni. Appunti di viaggio nell'inconscio italiano. 1995-2010" - presto disponibile qui]

Con simonia si intende il pagamento di denaro per ottenere conoscenze o esperienze spirituali.
Il nome viene da Simon Mago uno gnostico samaritano che offrì del denaro a San Pietro per essere formato nella taumaturgia per tramite dello Spirito Santo.
A parte il fatto che trovo una certa eleganza nel fatto che Simone, noto taumaturgo secondo gli stessi Atti degli Apostoli (cfr. Atti degli Apostoli, 8, 9-10), si apra ad altre forme di taumaturgia e si proponga di pagare il suo corso di aggiornamento; c’è da dire che con lo sguardo di oggi Simon Mago è sicuramente meno pericoloso di San Pietro, che negli Atti degli Apostoli uccide, tramite maledizione, due sposi colpevoli di non aver lasciato tutti i loro possedimenti alla comunità cristiana (la setta?), tenendone nascosta una parte. Ovviamente è possibile che si tratti di un'allegoria, come fa notare qualcuno, ma stando ai decreti della Pontificia Commissione Biblica mi pare che il Nuovo Testamento debba essere inteso come verità letterale.

Così, si ha da una parte Simon Mago che si fa pagare come taumaturgo e che vorrebbe pagare Pietro per perfezionarsi, dall'altra San Pietro che si scandalizza.

Gurdjieff sul denaro aveva le idee molto chiare, a quanto riporta Ouspensky nel suo "Frammenti di un insegnamento sconosciuto". (Per comprendere meglio il passo che segue, si tenga a mente che come lavoro si intende nel libro lavoro su di sé, ovvero la scuola di Gurdjieff).

Ogni membro di questi gruppi pagava mille rubli all'anno [...] Dissi che, a mio parere, mille rubli all’anno erano una somma troppo forte per quelli che non avevano redditi [...]. G. replicò che non c’era altra soluzione, data la natura stessa del lavoro, egli non poteva avere troppi allievi. D’altra parte, non desiderava e non doveva – accentuò queste parole – spendere il proprio denaro per l’organizzazione del lavoro. Il suo lavoro non era, non poteva essere di genere caritatevole, e i suoi allievi dovevano trovare da soli i fondi per l’affitto degli appartamenti dove potersi riunire [...] aggiunse, l’osservazione ha dimostrato che le persone deboli nella vita si rivelano altrettanto deboli nel lavoro [...]. Se la vita di un uomo è talmente mal organizzata che la spesa di mille rubli può ostacolarlo, sarebbe meglio per lui non intraprendere nulla con noi [...]. A parte questo, continuò, ho veramente troppo poco tempo per sacrificarlo agli altri, senza essere sicuro che farà loro del bene […].

Ouspensky non aveva bisogno di essere convinto, almeno non su questo punto, ma altri, come racconta più avanti nel libro, si lamentavano:

Ciò vorrebbe forse dire che il Regno dei Cieli può essere comprato? Dicevano. Ma non si è mai domandato denaro per simili cose. Il Cristo diceva ai suoi discepoli: "Non prendete né borsa né pane", e voi chiedete un migliaio di rubli! In questo modo si potrebbero fare eccellenti affari [...]. Gurdjieff sorrideva sempre quando gli riferivano questi commenti. "Non prendete né borsa né pane!" Ma non è forse necessario per tutti prendere il biglietto del treno o pagare l'albergo? [...] No, anche se non avessimo affatto bisogno di denaro sarebbe ancora necessario mantenere questa richiesta. Ciò ci sbarazza fin dall'inizio di una quantità di gente inutile […] essi sono pronti a sprecare tanto e più per le loro fantasie personali, ma non hanno alcun apprezzamento per il lavoro di un altro. Io dovrei lavorare per essi gratuitamente, e dar loro tutto ciò che essi si degneranno di prendere da me! "Come si può fare del commercio con la conoscenza? Essa dev'essere donata!" essi dicono. È precisamente per questa ragione che bisogna farli pagare. Vi sono persone che non oltrepasseranno mai questa barriera. Ma se non la oltrepassano ciò vuol dire che non oltrepasseranno mai le altre.

Altri spunti su questa questione possono venire rileggendo il capitolo precedente.



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