venerdì 2 luglio 2010

Gurdjieff e l'immortalità

Ricevo, pubblico e rispondo ad una email che pone interessanti spunti:

Buon giorno, mi scusi se disturbo, vorrei chiederle alcune informazioni su Gurdjieff.
Mi interesso di filosofia, ho letto i libri di Ouspensky e Gurdjieff, raccomandati all'epoca da Battiato, ma ci sono cose che non mi sono chiare.
Mi piacerebbe sapere il suo punto di vista.
Innanzitutto il ricordo di sé o attenzione divisa. A me sembra una forma di autoipnosi.
Egli diceva, se ho ben capito, che è l'unico strumento con cui l'uomo può vivere dopo la morte.
Domanda: se è così, allora si salvano, quante, 100 persone in tutto il mondo.
Forse, neanche (…)



(...) Poi non ho capito il ruolo del sole, che nei Racconti di Belzebù, dice, non riscalda e non illumina.
Mentre in Vedute sul mondo reale, dice che è il nostro Dio, almeno, per noi del pianeta terra.
Nella biografia di Moore, l'autore dice che secondo Gurdjieff ci sono soltanto la legge del tre e quella del sette, ed all'interno di questo meccanismo, all'uomo spetta crescere in essere. Dice così.
A me, onestamente, non sembra una visione molto idilliaca, tanto che mi viene da pensare come mai Gurdjieff, considerasse sacro il nostro cosmo, visto che siamo attori molto molto marginali a cui lui attribuiva la libertà, sono parole sue, di un violino, dentro un contenitore di violini.
Lei, che magari ha approfondito di più, ha capito qualcosa su un'eventuale vita dopo la morte, nel pensiero di Gurdjieff?
Mi scusi se l'ho disturbata

Mauro Latino

Rispondendo per punti al signor Mauro:
Innanzitutto il ricordo di sé o attenzione divisa. A me sembra una forma di autoipnosi.

Come dice lei, è una forma di autoipnosi. Ma esiste un pensiero che non sia tale?
Dobbiamo capire cosa si intende per ipnosi, le riporto un passo che da un Manuale che avevo scritto giusto sull'autoipnosi:

Riguardo alla specifica questione della possibilità di alterare la coscienza ordinaria si hanno due possibili approcci:

APPROCCIO 1: la coscienza ordinaria è la vita vera. Interrompendola e alterandola si possono vedere, sentire e ascoltare cose che nella coscienza ordinaria non trovano posto, ma possono essere utili.
APPROCCIO 2: la vita quotidiana è uno stato alterato di coscienza. Interrompendolo ci si ritrova in un "naturale" e quindi ordinario stato di coscienza che società, cultura ed educazione famigliare hanno alterato.

Se si concepisce la questione degli stati alterati col primo approccio è probabile che si userà l'autoipnosi imparata in questo Manuale per realizzare i propri desideri materiali; col secondo approccio, invece, è più probabile che si sarà orientati verso la ricerca del significato della vita.

(tratto da "Il nuovo Manuale di autoipnosi")


Egli diceva, se ho ben capito, che è l'unico strumento con cui l'uomo può vivere dopo la morte.
Domanda: se è così, allora si salvano, quante, 100 persone in tutto il mondo.
Forse, neanche (…)

Intanto vediamo se e in che modo il ricordo di sé è per Gurdjieff l'unico strumento con cui l'uomo può vivere dopo la morte, come scrive lei.

Il sistema di Gurdjieff, a mio avviso, è la lucida esposizione di una saggezza gnostica che carsicamente è affiorata in varie tradizioni, da quella cristiana primordiale a quella sufi a quella buddhista.

In questa gnosi l'uomo come individuo non esiste o per lo meno non lo è per nascita. Egli è sostanzialmente un pezzo di carne, mosso da emozioni (emozione significa, nell'etimo, muovere all'esterno). Tali emozioni sono suscitate da un'interpretazione del pensiero nei riguardi delle sensazioni fisiche.
Ma un pensiero proprio e autogeno è prerogativa di chi, appunto, oltre ad un corpo fisico possiede anche un corpo mentale. E come tale non si intende qualche fantasia astrale, ma più che altro una coerenza e un senso di unità mentale.

Oltre a questi primi tre livelli, fisico, emotivo e mentale, viene riconosciuto un quarto (guarda caso!) livello, che in sanscrito è Turia.
La parabola della carrozza usata da Gurdjieff è una parabola sufi ed è molto eloquente sulla questione:

L'uomo è come un carro.
Il veicolo è il corpo fisico.
Le emozioni sono i cavalli.
La mente è il cocchiere
Il padrone della carrozza è lo "spirito".

Senza perderci nelle tante considerazioni possibili sulle miserie umane – dettate dal fatto che il cocchiere si crede padrone ed è alla mercé dei propri stordimenti, che i cavalli vanno dove vogliono (sostanzialmente sesso e cibo) e che il veicolo corre su strade dissestate – da qui possiamo comprendere come, secondo Gurdjieff, il ricordo di sé porta all'immortalità.

Ricordarsi di sé significa ricordarsi di non essere il veicolo, di non essere i cavalli e di non essere il cocchiere. In una parola dis-identificarsi, quindi trascendere; in ultima analisi: Dhyana, ovvero ciò che noi traduciamo col termine improprio di meditazione.
Allora, se io sono cosciente di non essere il mio corpo (che muore), né di essere le mie emozioni (muoiono, no? L'emozione che provo oggi rispetto a qualcosa prima o poi perisce) e di non essere i miei pensieri (anche questi muoiono lasciando il posto ad altri), chi sono Io?
Questa domanda, la cui risposta decente è "silenzio", fa scoprire cos'è quel qualcosa che non perisce e quindi sopravvive alla morte dei suoi aggregati psico-fisici.
Poi, a dire il vero, in una versione più complessa del sistema di Gurdjieff, anche questo "qualcosa" ha un tempo limitato, ma per il momento fermiamoci qua, a capire che con immortalità non si intende la sopravvivenza di carne, emozioni o pensieri, tutti legati alla propria esistenza fisica. Quindi non c'è nessun nome e cognome che sopravvive, ma vi è un'Essenza che usa o meno un veicolo, dei cavalli e un cocchiere.


Infine, alla domanda che pone:
se è così, allora si salvano, quante, 100 persone in tutto il mondo.
Forse, neanche (…)

Personalmente ritengo che non sia un problema né mio né suo, e sempre personalmente ritengo che tutti quelli che si preoccupano delle masse hanno sempre elaborato nuove prigioni per liberarle.
Detto questo e passando a Gurdjieff: la risposta può trovarla nelle parole di Gurdjieff ad Ouspensky sulla conoscenza, in "Frammenti di un Insegnamento sconosciuto".



Poi non ho capito il ruolo del sole, che nei Racconti di Belzebù, dice, non riscalda e non illumina.
Mentre in Vedute sul mondo reale, dice che è il nostro Dio, almeno, per noi del pianeta terra.
Nella biografia di Moore, l'autore dice che secondo Gurdjieff ci sono soltanto la legge del tre e quella del sette, ed all'interno di questo meccanismo, all'uomo spetta crescere in essere. Dice così.
A me, onestamente, non sembra una visione molto idilliaca, tanto che mi viene da pensare come mai Gurdjieff, considerasse sacro il nostro cosmo, visto che siamo attori molto molto marginali a cui lui attribuiva la libertà, sono parole sue, di un violino, dentro un contenitore di violini.
Lei, che magari ha approfondito di più, ha capito qualcosa su un'eventuale vita dopo la morte, nel pensiero di Gurdjieff?

Passo la mano sulla comparazione tra "I racconti di Belzebù" e "Vedute sul mondo reale"; il primo è un romanzo ipnotico, il secondo pare siano delle conversazioni con allievi; sono due libri scritti in stile e con finalità diverse. E l'aspetto scientifico dei "Racconti" è per lo meno da accantonare momentaneamente, a meno che di non voler prendere subito per buono che le scimmie discendono dall'uomo e che la luna è tenuta a distanza dalla terra grazie alla mortalità umana.

Riguardo invece alla Legge del Tre e del Sette, più che a Moore e al suo precisissimo capolavoro biografico, sarebbe da dar retta all'osservazione della vita di tutti i giorni. Dalla vita interiore a quella naturale, tutto pare muoversi tra tesi, antitesi ed una terza forza che genera la sintesi (cfr. La Legge delle Tre Forze). Senza scomodare sacre intuizioni simili, come la Trinità cristiana e la Trimurti indù, ci bastino le considerazioni di Eraclito nell'antichità sul tema degli opposti che si risolvono in una terza forza, e di Hegel nell'era moderna.

La Legge dell'Ottava (del Sette), oltre alle sue applicazioni in musica e in scienza, è riscontrabile anche con l'osservazione interiore nei nostri progetti di vita, con i suoi rallentamenti, i suoi buchi neri e gli "shock addizionali" necessari a proseguire o le deviazioni dagli intenti originari.

Lei dice:
A me, onestamente, non sembra una visione molto idilliaca, tanto che mi viene da pensare come mai Gurdjieff considerasse sacro il nostro cosmo, visto che siamo attori molto molto marginali a cui lui attribuiva la libertà, sono parole sue, di un violino, dentro un contenitore di violini.

Vede, se è per questo Gurdjieff parlava anche esplicitamente di orrore della situazione e la considerazione sacrale che Gurdjieff aveva per il cosmo non dipendeva da quanti benefici questo gli dava. La vera devozione verso il principio creatore consiste in questo e anche la trascendenza in sé, tutto sommato, si può riassumere con l'adagio: L'azione non per i suoi frutti.
Viceversa, l'aspettativa di visioni idilliache e consolatorie trova sempre qualche chiesa e qualche setta con relativo mercato di dottrine consolatorie; chiese e sette che poi, alla lunga, deluderanno gli uomini, che allora si lanceranno in un nichilismo edonista.
Ed ecco la storia emotiva del mondo in due righe. Ma qui, appunto, siamo sempre su livelli emotivi.
La conoscenza di Gurdjieff pare muoversi su un altro piano, un piano in cui si può riconoscere l'orrore della situazione, comprenderne l'origine e la sua estinzione, nonché la via tramite cui giungere a ciò.

Sono tutto sommato le Quattro nobili verità del Buddha, che infatti nemmeno esse sono tanto idilliache:

1) la vita è dolore (Dukkha)
2) Verità dell'origine del dolore (Samudaya sacca)
3) Verità della cessazione del dolore (Nirodha sacca)
4) Verità della via che porta alla cessazione del dolore (Magga sacca)

Saluti,
FP




(C) 2012 CASA EDITRICE AH!
Copiare e incollare testi di un autore non ha niente a che vedere con la libera diffusione della cultura. La legge stabilisce che, oltre al diritto di sfruttamento economico, all'autore spetta anche il diritto morale ovvero di poter decidere dove, in che contesto e quando pubblicare le proprie opere.
Eventuali abusi saranno perseguiti nelle sedi opportune. Grazie!


Per approfondire:


Presto disponibile qui

Commenti