martedì 22 giugno 2010

Gurdjieff un bambino maturo, Ouspensky un adulto infantile

Lunedì 13 febbraio 1922 George Ivanovitch Gurdjieff sbarca in Inghilterra.
Il suo super idiota, Ouspensky, colui che aveva separato l'uomo Gurdjieff dalle sue idee, da tempo aveva cominciato a divulgare con modalità esclusivamente intellettuali il sistema di Gurdjieff in Inghilterra. Incontrare la fonte di tale insegnamento sconosciuto fu un'attrazione che portò una sessantina di persone, il 13 febbraio 1922, alla londinese Theosophical Hall di West Kesington.

All'epoca, Ouspensky non proibiva ancora ai suoi di incontrare Gurdjieff o addirittura di pronunciarne il nome, e suo malgrado, o forse con una speranza di riconoscimento, si recò anch'egli alla conferenza.



Olga de Hartmann traduceva dal russo in una lingua, l'inglese, che il Gurdjieff poliglotta non apprezzava, o per lo meno non riteneva adeguata all'esposizione della Gnosi.
Il timbro della sua voce, la sua forte presenza e forse pure il suo cranio perfettamente rasato fecero sui presenti il loro sporco lavoro, svelando quanto, dietro le parole affascinanti divulgate dal filosofo Ouspensky, ci fosse una vita pulsante: Gurdjieff.

Il suo discorso iniziò appunto sulla pluralità dell'essere, su come ritenersi individui sia solo una convenzione; alle sue precise parole: "Non potete controllare le vostre azioni, perché siete divisi" alcuni testimoni della serata narrano che Gurdjieff fissò il suo sguardo su Ouspensky.

Nella seconda visita di Gurdjieff a Londra, un faccia a faccia tra Gurdjieff e Ouspensky anticipò una nuova conferenza pubblica. Da Frank Pinder apprendiamo sostanzialmente che Gurdjieff gelò il cortese Ouspensky esplicandogli una diffida ad esporre il suo insegnamento.
Il fatto era che, come un lettore attento può cogliere da "Frammenti di un insegnamento sconosciuto", Ouspensky, interessato alla teoria, era completamente refrattario alla pratica: disinteressato da sempre alle danze sacre, aveva ritenuto che Gurdjieff gli proponesse la via del monaco ad Essentuky, invece di una reale Quarta via.

Il sospetto, d'obbligo in casi del genere e alto in questo caso particolare, è un non volersi mettere in gioco da parte del discepolo nel momento in cui inizia il vero Lavoro su di sé, ovvero lo sfregio della personalità per far emergere quella che Gurdjieff chiamava l'Essenza.

E la seconda conferenza inglese si concentrò proprio, guarda caso, su questa tematica: Essenza e personalità.



L'argomento della conferenza e la coda di paglia di Ouspensky sono registrati da un suo intervento, mentre Pinder stava traducendo Gurdjieff:

"Gli esseri umani normali sono l'eccezione. Quasi tutti hanno solo l'essenza di un bambino. Non è naturale che in uomo adulto l'essenza sia di un bambino. A causa di questo, rimane timido e pieno di apprensioni. Questo perché sa che non è ciò che finge di essere, ma non riesce a capirne il perché."

Chissà se perché mosso da istanze linguistiche o semplicemente perché toccato su un nevo scoperto, Ouspensky intervenne per dire che la traduzione in inglese di Frank Pinder era scorretta. Sicuramente Gurdjieff gli rispose con amorevole disprezzo, dandogli ancora una volta l'occasione di separare il suo cresciutissimo ego dalla sua piccola Essenza, per permettergli di crescere: "È Pinder che sta interpretando me, non voi".
Purtroppo, l'ego di Ouspensky prese il sopravvento, al punto che non dimenticò mai, fino alla morte, l'attacco che Gurdjieff gli fece di fronte ai suoi stessi allievi. Allievi che comunque – per lo meno coloro che contavano davvero qualcosa, tra cui Alfred Orage – dopo quella conferenza si accodarono al seguito dell'Essenza di Gurdjieff.



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